Mantova

Mantova stemma

Mantova è un comune di 49.300 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia in Lombardia. Dal luglio 2008 Mantova e Sabbioneta (entrambe accomunate dall'eredità loro lasciata dai Gonzaga), sono state inserite nella lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.

La città e, soprattutto la zona del mantovano al confine con la bassa modenese, è stata duramente colpita dal sisma del 2012.

Storia

Il  primo villaggio risale circa al 2000 a.C. In seguito, l'area venne abitata dal popolo degli Umbri.

Nel VI secolo a.C. si sviluppò la città etrusca all'interno di un territorio dove numerosi sono i siti archeologici con tracce della civiltà etrusco-padana, il più importante dei quali è il Forcello, nel vicino comune di Bagnolo San Vito.

Dopo la dominazione dei Galli Cenomani vi fu la conquista dei Romani avvenuta nel 214 a.C. Divenuta colonia, assurse al titolo di città libera dopo la promulgazione della Legge Giulia del 90 a.C. che estese la cittadinanza romana agli abitanti delle colonie e divenne "municipium" dal 47 a.C. Il 15 ottobre del 70 a.C. ad Andes, piccolo villaggio nei pressi di Mantova, nacque Virgilio (Publio Virgilio Marone). Nonostante questi importanti eventi, la Mantua romana rimase  secondaria rispetto a città vicine come Verona e Cremona.

Terminato il lungo periodo delle invasioni barbariche, nel X secolo divenne dominio dei Canossa. Fu elevata a capitale da Bonifacio III, e all'assassinio di quest'ultimo gli succedette la figlia, la contessa Matilde. Durante il periodo matildico a Mantova si tenne un Concilio nel 1064. Alla morte di Matilde (nel luglio 1115) la città, formalmente feudo imperiale, poté costituirsi in Libero Comune per concessione dell'imperatore che rinunciò alla nomina di un nuovo conte. La città poté così espandersi verso sud grazie a una grandiosa opera idraulica, che nel 1190 limitò e mutò le vicine paludi, formate dal Mincio, in quattro laghi.

All'interno della città si andarono affermando le famiglie dei Bonacolsi, degli Arlotti, dei Casaloldi. Dopo conflitti scoppiati tra questi, primeggiarono i ghibellini Bonacolsi e, nel 1273, Pinamonte Bonacolsi instaurò la sua signoria a Mantova. La famiglia era appoggiata dall'autorità imperiale per la loro politica ghibellina, oltre che favorevolmente visti dalla cittadinanza, quali difensori della popolazione mantovana dalle angherie del clero e dalla minaccia dell'inquisizione.

Con la ripresa delle sorti guelfe, dal secondo decennio del XIV secolo, gli scontri con il clero si fecero più pesanti e nel 1326 papa Giovanni XXII scomunicò Rainaldo Bonacolsi, creando le condizioni per la ripresa dei conflitti di potere tra le famiglie mantovane. Il 16 agosto del 1328 lo stesso Bonacolsi viene ucciso durante una rivolta capeggiata dai Gonzaga che così conquistarono il potere. Iniziò  così l'era dei Gonzaga (durata quasi quattro secoli), sotto la cui signoria Mantova divenne uno dei massimi centri d'arte d'Italia. I Gonzaga (marchesi dal 1433 e duchi dal 1530) vi crearono una vastissima e fastosa corte che ospitò grandi artisti, fra cui Pisanello, l'Alberti, Andrea Mantegna, Giulio Romano.

Una guerra di successione, un saccheggio (1630) e la peste provocarono il declino di Mantova e la condussero sotto il dominio dell'Austria (1707), il quale, eccetto la breve parentesi napoleonica (1797-1815), durò sino all’unità d’Italia. Mantova divenne così un caposaldo del quadrilatero difensivo costituito insieme alle città di Peschiera, Verona e Legnago.

Nel 1866, successivamente alla Terza Guerra di Indipendenza e al Plebiscito del 21 e 22 ottobre, Mantova, assieme al Veneto e al Friuli, entrò a far parte del Regno d'Italia.

Il secondo conflitto mondiale colpì fortemente la città. La mattina del 9 settembre 1943 Mantova fu occupata dalle truppe tedesche. Con le truppe italiane ci furono scontri armati e numerose furono le vittime.

Il 4 maggio 1945 si insediava la giunta comunale provvisoria, nominata dal Comitato di Liberazione Nazionale con sindaco Carlo Camerlenghi. Finiva l'epoca dei podestà, iniziata nel 1927, nominati con regio decreto anziché da un'assemblea eletta dai cittadini.